Se non possiamo attraversare i muri è soltanto a causa del movimento troppo veloce degli elettroni. La materia non esiste in quanto tale, gli spazi vuoti sono più ampi di quelli pieni.
Allora se riuscissimo a fermare il movimento degli elettroni potremmo attraversare barriere e muri di separazione che si innalzano per segnalare una divisione tra chi può e chi non può come quello che delinea il percorso che porta da Ramallah ad Abu Diis o che separa Gerusalemme da Betlemme insinuandosi con contorta invadenza tra case e cortili.
La vitalità e la capacità, proprie dei palestinesi, di creare arte e energia anche nelle situazioni più ardue hanno fatto dell’orribile muro un luogo di espressione del desiderio di libertà e abbattimento di ogni confine e, dei check point militari, un luogo di vita e ammuina napoletano-araba.
Il check point che divide Ramallah da Gerusalemme, una volta un aeroporto, oggi un posto orribile con torrette di controllo e strette gabbie in cui la gente deve passare ed aspettare il proprio turno, proprio come animali in gabbia, dal lato palestinese è diventato un luogo di scambi, bancarelle ambulanti, bambini che vendono gomme da masticare, autisti che urlano destinazioni…
C’è un bambino troppo dolce che ogni volta che passavo voleva vendermi queste gomme da masticare, un bimbetto magro magro con la faccia da scugnizzo e gli occhi dolcissimi e tristi.
Le donne di una certa età che si vedono costrette a passare sotto questo strano apparecchio a raggi X che è per loro incomprensibile. Una volta una donna è dovuta andare e tornare non so quante volte perché non capiva che doveva mettere la sua busta con 10.000 pani profumati da portare ai suoi figli dentro la macchinetta malefica, la metteva e la riprendeva volendo passare con la sua busta. Nella sua logica innocente non capiva perché non potesse tenere con sé la sua busta. Il soldato israeliano che gridava in una lingua incomprensibile che secondo lui era arabo…
Oppure dovreste vedere il check point di Nablus, un casino abissale, macchine ovunque che si intersecano, clacson strombazzanti e qualcuno che si improvvisa vigile creando ancora più confusione…
È la vita che urla, che non vuole vedersi sottomessa a un occupante crudele e senza umanità e quindi ricostruisce la realtà trasformandola in un incrocio, in un semaforo.
È incredibile la capacità di resilienza del popolo palestinese, come la sua capacità di saper ridere dell’aggressore e continuare a danzare la dabkeh con i suoi ritmi gioiosi e ululanti.




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