venerdì 8 aprile 2011

Mica basta saper leggere e scrivere per essere intelligenti?

C' sta’ ‘a gent’ intelligent’ e ‘a gent’ ngurant’.
Mi sa che abbiamo sottovalutato il significato profondo di questo modo di dire del popolo napoletano ripreso in un film del nostro mitico.
Ignorante non è chi non sa o chi non si è riempito il cervello della cosiddetta cultura generale, ignorante è chi ha il cervello ristretto che non gli permette di vedere al di là e di aprire la sua conoscenza a nuovi sensi e nuove possibilità interpretative. Ed è per questo che trova il suo opposto in intelligente.

Oggi ho avuto la conferma di quanto la convinzione di un essere umano di sapere tutto o quasi e riconoscersi in quel suo sapere al 100 per 100 non gli permette di intravedere nuove possibilità interpretative o di scorgere nuove forme… come chi, dall’alto del suo sapere non credeva che la terra potesse essere rotonda. Sono andata ad un incontro con un artista egiziano presso una fondazione che promuove scambi tra artisti arabi e britannici. All’incontro era presente il presidente di un’altra organizzazione che porta avanti proprio lo stesso tipo di progetti. Costui ha posto una domanda anzi tre, tutte e tre volte a mettere in difficoltà l’artista mettendo in discussione esperienze molto interessanti di cui l’artista aveva parlato, volendo leggendole in chiave pseudo-scientifico-storica. Egli era incapace di vedere ciò che l’artista sperimentava sulla realtà, la percezione di questa e la possibilità di trascenderne il significato apparente. L’artista aveva raccontato di essere andato in un campo profugo palestinese in Giordania ed aveva intervistato le persone riprendendole con una telecamera. Il suo scopo era solo quello di osservare la reazione dell’essere umano davanti alla telecamera e aveva sperimentato che molti si esprimevano utilizzando frasi ad effetto, sentite e risentite. Poi, quel che lui ha fatto è stato riprendere i filmati trasformandoli in cartoni animati e questo dava tutt’altro senso alle stesse parole. Il suo punto non era affatto fare una ricerca né sminuire la condizione di coloro che vivono nel campo profughi. Per dirla con Andie: L'arte è arte in sé, deve essere espressione di una follia, di un sogno, di un'elucubrazione senza senso, altrimenti ci riporta troppo vicino alla realtà e troppo lontano dai sogni.
I do agree. Grazie… Mario.

1 commento: