soltanto chi è andato sull’altra sponda, quella che separa il Vecchio Continente dall'Africa Nera, non potrà mai più guardare il mondo con gli stessi occhi. Il suo sguardo arricchito dalle spezie vedrà l’abisso dentro ogni uomo alla ricerca della sua Africa da cui un giorno ha iniziato il suo viaggio.
lunedì 30 maggio 2011
OXALA (Oscialà)
Il mio nuovo Dio è Oxala. Oxala è la forza dell’ispirazione, della scelta dettata dallo spirito puro che è in noi, del volere della nostra personalità sana e amante della vita, della nostra personalità alla nascita. Ho ascoltato “per caso” una canzone intitolata Oxala, mi sono detta mi piace questa parola Oxala, chissà cosa significa ma non fa nulla mi piace e basta. Poi “per caso” ho scoperto cosa significasse ed ho capito perché istintivamente mi piaceva, così come istintivamente mi piace ciò che mi piace.
Inconscio significa semplicemente “in testa”, io ho sempre attribuito a questo nome un concetto complicato e complicante, lo vedevo come una specie di essere che controlla i nostri pensieri, come una forza superiore che si insinua nel nostro corpo dettandone i pensieri e le scelte. Ho scoperto che l’inconscio è solo una parte del nostro cervello che costruiamo con i nostri pensieri quotidiani e che possiamo cambiare in ogni momento cambiando il messaggio. It’s that easy, if we are really willing to.
Possiamo ricominciare a camminare, da soli, con le nostre gambe e scegliere in che direzione andare.
Se non possiamo attraversare i muri è soltanto a causa del movimento troppo veloce degli elettroni. La materia non esiste in quanto tale, gli spazi vuoti sono più ampi di quelli pieni.
Allora se riuscissimo a fermare il movimento degli elettroni potremmo attraversare barriere e muri di separazione che si innalzano per segnalare una divisione tra chi può e chi non può come quello che delinea il percorso che porta da Ramallah ad Abu Diis o che separa Gerusalemme da Betlemme insinuandosi con contorta invadenza tra case e cortili.
La vitalità e la capacità, proprie dei palestinesi, di creare arte e energia anche nelle situazioni più ardue hanno fatto dell’orribile muro un luogo di espressione del desiderio di libertà e abbattimento di ogni confine e, dei check point militari, un luogo di vita e ammuina napoletano-araba.
Il check point che divide Ramallah da Gerusalemme, una volta un aeroporto, oggi un posto orribile con torrette di controllo e strette gabbie in cui la gente deve passare ed aspettare il proprio turno, proprio come animali in gabbia, dal lato palestinese è diventato un luogo di scambi, bancarelle ambulanti, bambini che vendono gomme da masticare, autisti che urlano destinazioni…
C’è un bambino troppo dolce che ogni volta che passavo voleva vendermi queste gomme da masticare, un bimbetto magro magro con la faccia da scugnizzo e gli occhi dolcissimi e tristi.
Le donne di una certa età che si vedono costrette a passare sotto questo strano apparecchio a raggi X che è per loro incomprensibile. Una volta una donna è dovuta andare e tornare non so quante volte perché non capiva che doveva mettere la sua busta con 10.000 pani profumati da portare ai suoi figli dentro la macchinetta malefica, la metteva e la riprendeva volendo passare con la sua busta. Nella sua logica innocente non capiva perché non potesse tenere con sé la sua busta. Il soldato israeliano che gridava in una lingua incomprensibile che secondo lui era arabo…
Oppure dovreste vedere il check point di Nablus, un casino abissale, macchine ovunque che si intersecano, clacson strombazzanti e qualcuno che si improvvisa vigile creando ancora più confusione…
È la vita che urla, che non vuole vedersi sottomessa a un occupante crudele e senza umanità e quindi ricostruisce la realtà trasformandola in un incrocio, in un semaforo.
È incredibile la capacità di resilienza del popolo palestinese, come la sua capacità di saper ridere dell’aggressore e continuare a danzare la dabkeh con i suoi ritmi gioiosi e ululanti.
mercoledì 20 aprile 2011
Quello che ho è quel che ho trovato senza cercare...
Le scelte giuste sono state tutte frutto di un'ispirazione non di un ragionamento ragionato, non di uno strizzamento del cervello...
La verità sull'uccisione a Ghaza di Vittorio Arrigoni, attivista pacifista, chissà se potremmo mai saperla, così come la verità sull'uccisione di Juliano del Freedom Theatre di Jenin. Juliano era un israeliano che sulla scia della Madre Arna viveva a Jenin dove portava avanti il progetto iniziato da lei del teatro della libertà, lavorando con bambini e giovani palestinesi costretti in un campo profughi più e più volte distrutto dal fuoco israeliano.
Vittorio Arrigoni era uno dei pochi rimasti a Ghaza anche durante l'attacco del Dicembre 2008 per documentare e per essere con i palestinesi. Tutti lo amavano a Ghaza e sembra molto strano pensare sia stato ucciso da un presunto gruppo salafita. Cosa c'entrava lui, chissà. Invece c'entrava eccome con i movimenti di resistenza nonché la Freedom Flottilla che tra poco ripartirà per gridare libertà e giustizia per il popolo assediato.
Quanto vorrei essere più coraggiosa e prenderne parte.
I colpevoli saranno puniti in un modo o nell'altro, prima o poi, l'ingiustizia di cui la condizione del popolo palestinese è uno degli esempi più assurdi soprattutto perché non riconosciuta dal mondo che conta si troverà un giorno faccia a faccia con la verità.